Sabato 18 Febbraio 2017, ASTRONOMICAL CENTRE

Sabato 18 Febbraio 2017, ASTRONOMICAL CENTRE

Nonostante la notte precedente abbia diluviato (dice Fabio che le telecamere della sala controllo mostravano a malapena la casetta di Paolo Bacci a causa della forte pioggia) oggi è una bellissima giornata. Alle 16,30 sono all’Astronomical Centre e verso le 17 arriva anche Nicola.

Stasera è una sera particolare perché sarà la serata di prova della recente acquisizione: il Nadirus 16” della Geoptik. Si tratta di un Dobson a traliccio prodotto dalla Geoptik di San Giovanni Lupatoto (VR) in legno e dotato di accessori utilissimi fra cui una slitta portafiltri, fondamentale per un visualista.

Il montaggio è facilissimo e velocissimo, e la collimazione delle ottiche, una volta segnati tutti i punti (sulla cella del primario, sui tralicci e sulla cella del secondario), si fa facilmente utilizzando il collimatore retroilluminato di C. Rigo. Dato che la cella del primario è a vista, cerco di sistemarlo in modo da evitare il contatto con il terreno umido. Purtroppo non ci avevo pensato prima, mi arrangio come posso.

Alle 17,30, i due 40 sono in posizione e gli osservatori sono in attesa che faccia buio. Il cielo è limpido, l’umidità trascurabile, una leggera brezza da NE non dà noia e, se persiste, dovrebbe contribuire a mantenere bassa l’umidità.

Quando ancora c’è luce, allineo cercatore e Telrad e quindi punto Venere. La messa a fuoco è facile e la demoltiplicazione 1:10 aiuta molto. Quasi appoggiando la D50 all’oculare 20 Nagler e facendo uno scatto in manuale ottengo il risultato della foto.

Con il buio il cielo diventa spettacolare. Ci ritroviamo una Via Lattea ben visibile da Perseo a Monoceros e, con un po’ di attenzione, anche nella zona alta della Poppa. Questa plaga celeste diventa più evidente (anche se rimane molto evanescente) una volta che ci siamo spostati e questa zona di cielo non è più sopra il chiarore dovuto alle luci di Saline di Volterra.

Dato che ho il nuovo…giocattolino, per un po’ non seguo nessun programma prestabilito ma vado dove tira il vento. Al contrario Nicola ha un bel programmino che comprende, fra l’altro, vari gruppetti di galassie interagenti. Tra questi abbiamo Arp 94 e Arp 316. Dato che si tratta di galassie nel Leone occorre aspettare che salga e si posizioni in maniera ottimale ossia più alto possibile sull’orizzonte.

Inizio con il gruppo di M31 prima che ci abbandoni e sparisca dietro il bosco a SW. (M31 è bella ma non eccezionale, ormai troppo bassa per vedere dettagli fini). Poi tocca al Doppio Ammasso: stupendissimo a 58X nel 31 Nagler. Entrambe le componenti sono nel campo dell’oculare che così si riempie di doppietti, tripletti,…… Separo i due componenti dell’ammasso a 128X (14 mm Explore Scientific) ed ancora una volta l’immagine è molto gratificante.

E’ poi la volta della Nebulosa di Orione. Con questo oggetto ho modo di apprezzare la slitta portafiltri su cui ho montato l’OIII e l’Hb da 2”. Parto con 58X e poi salgo a 90X, 128X e 164X. La visione più gratificante e dettagliata si ha a 164X non filtrata: perdo un po’ di nebulosa a causa del campo ristretto, ma vedo dei dettagli incredibili che non ricordo di avere mai visto (possibile?). Filtrando la luce in arrivo c’è modo di vedere bene come varia l’aspetto della nebulosa al variare della luce trasmessa: più sfilacciata con Hb e più paffuta utilizzando il filtro OIII che però nasconde M43. Il Trapezio mostra 6 stelle di cui 4 più forti (le classiche) e due più deboli appena separate dalle componenti principali. Tutto il complesso delle nebulose che comprende sia M42 che M43 che le vicine nebbiette che avvolgono la più meridionale NGC 1977, diventa visibile nel 31 Nagler.

Puntando Alnitak con il 20 Nagler e allontanandomi dalla Cintura compare la nebulosità dovuta a NGC 2024 (nebulosa Fiamma) non appena la luce della stella va fuori campo. Visibile ma appena staccata dal fondo cielo in visione distolta non filtrata, diventa facile una volta che si usi l’OIII: diventano evidenti le due componenti solcate da una striscia scura disomogenea. Successivamente monto un Vixen LVW da 22 mm (campo apparente di 65°) e comincio a muovermi a sud del campo della Fiamma filtrando con Hb: forse qualcosa ho colto nella posizione in cui dovrebbe trovarsi la celeberrima Testa di Cavallo (IC 434). Mi sembra di percepire un rinforzo allungato di luce rispetto al fondo cielo con una specie di interruzione più scura: che sia lei? In altre occasioni era però più incisa.

Passo quindi a M78 e da questa alla 6-Mon che mi porta direttamente alla scaletta di stelle (NGC 2244) circondata dalla enorme Nebulosa Rosetta. Questa, in parte percepibile come rischiaramento del fondo cielo in luce non filtrata, diventa visibile tutta quanta in modo più o meno evidente, quando filtro con OIII. Da quest’oggetto passo sul Christmas Tree (NGC 2264), un ammasso aperto molto curioso perché ricorda molto da vicino l’abete di Natale. Tutto l’ammasso è circondato da una nebulosità che possiede la sua massima intensità nella zona della punta dell’abete (Nebulosa Cono). Filtrando e non filtrando non riesco a staccare niente. Forse però ho sbagliato oculare (campo troppo stretto), devo riprovare con 31 Nagler filtrato.

Spostandomi un poco a S osservo la Nebulosa Variabile di Hubble (NGC 2261), una vera e propria piccola cometa con il suo bel “nucleo” costituito dalla stella R-Mon che illumina il gas circostante.

Vado poi in giro per la Via Lattea seguendo una lista che ho trovato sul fascicolo di marzo di Sky & Telescope. In questa zona e su fino ai Gemelli raccolgo: NGC 2360, CMa (E’ veramente molto bello: ci sono tantissime stelle, tutte deboli ma veramente tante. Non riesco a definirne la forma. Molto raggruppato. Si tratta di quegli ammassi aperti che sembrano dei globulari di classe elevata, direi X o XI); NGC 2343, Mon (Si tratta di un discreto ammasso fatto di varie stelle sia deboli che forti. Nel 14 mm si riconoscono anche altri 2 ammassi aperti che sono Collinder 465 e Collinder 466, che però sono molto più deboli del precedente e meno ricchi di stelle. Peccato non si riesca a percepire la nebulosità entro la quale sono avvolti); NGC 2353, Mon (Si tratta di un bell’oggetto compatto situato in un campo molto ricco di stelle anche molto luminose); M50, Mon (Bellissimo oggetto che fin dalla prima volta che lo ho visto mi ha ricordato un uccello con le ampie ali spiegate. Molte stelle colorate e di tutte le dimensioni); NGC 2215, Mon (Stupendo gruppo di stelle deboli piuttosto raggruppato. Su Millennium Star Atlas presenta solo 2 stelle il che significa che tutte le stelle che vedo nell’oculare hanno magnitudine maggiore di 11. Si tratta di un bell’oggettino; NGC 2232, Mon (Molto bello, almeno 10 stelle molto forti con una serie di piccole stelline che completano l’immagine); NGC 2301, Mon (Grandioso gruppo di stelle in un campo molto bello. Ci sono molte stelle piuttosto forti disposte lungo l’asse N-S. Moltissime stelline raggruppate attorno alla stella forte. Osservando con attenzione vedo chiaramente che l’ammasso è fatto a T con il gambo piuttosto largo composto da stelle deboli che creano una nebulosità evidente in visione distolta ed il lato verticale composto da stelle molto forti); Collinder 97, Mon (Si tratta di un largo ammasso che possiede 2 stelle forti più una debole disposte a triangolo. Ci sono poi tante deboli stelline all’interno. Stupendo il campo attorno); Collinder 106, Mon (E’ molto bellino. Due stelle piuttosto forti fanno parte dell’ammasso, un’altra sta fuori. Però, dato che nell’oculare non esistono limitazioni all’ammasso, la vista è molto interessante. Una delle stelle forti è la Stella di Plaskett, uno dei sistemi binari più massicci conosciuti); Collinder 107, Mon (Insieme a Collinder 104, costituisce un gruppo di due ammassi piuttosto larghi e quindi difficili da delimitare dato che siamo dentro la Via Lattea. Aiuta molto il fatto che Cr 107 è più grosso e possiede due belle stelle. Cr 107 è più bello perché ha stelle più luminose: Cr 104 ha solo stelle deboli); NGC 2169, Ori (Ammasso di stelle molto bellino. Ci sono vari gruppetti di stelle abbastanza staccati dal resto perché piuttosto forti. Anche se piuttosto sparso è un bell’oggetto. Campo stellare discreto); Collinder 89, Gem (Non è molto ricco di stelle ma ci sono tre diamantini che riempiono lo sguardo. Bello! Il campo è molto bello. Se si mette un oculare a grande campo (p. es. il 20 Nagler) diventa un spettacolo perché si staglia nel campo stellare che è molto ricco); M35, Gem (E’ veramente uno splendore!! Moltissime stelle (ca. 200) ben raggruppato, bello. Una decina si mettono in evidenza perché formano un trenino orizzontale multicolore. Le stelle più forti formano una grossa G. In effetti riempie il 20 Nagler. Stupendo con la stellina gialla al centro e con l’amico NGC 2158 “vicino”); NGC 2158, Gem (E’ molto bellino e compatto anche se sembra il cugino povero di M35. A 164X mm si evidenziano molte piccole stelline deboli (ca. 12 m) tanto che l’ammasso appare avvolto da una tenue nebulosità. Dai dati astronomici si ricava che questo debole oggetto è molto più grande di M35. Si trova soltanto a distanza molto maggiore di quest’ultimo).

Poi di nuovo a zonzo: M79 nella Lepre (un po’ basso ma ben sgranato a 164X), il duo M81-M82 con la vicina NGC 3077 e la più distante e più debole NGC 2976 (Si presenta come una macchietta evanescente facilmente staccabile dal fondo cielo. Vedo solo un alone piuttosto allungato. Campo stellare piuttosto povero). Con l’UMa abbastanza alta, punto Merak e mi posiziono su M108 che, sebbene abbastanza debole, a 164X mostra il suo aspetto allungato con condensazione luminosa centrale ellittica. Passo quindi alla vicina Nebulosa Gufo (M97) che mostra …1,5 occhi nel senso che uno è facilmente visibile in visione diretta, mentre l’altro richiede la visione distolta per vedere un qualche accenno di zona un po’ più scura. Con OIII si percepisce meglio la forma rotonda della nebulosa ed anche qualche disomogeneità, ma non guadagna tanto in fatto di occhi, la minore luce che passa non giova. Andando su g-UMa ho la vicina M109 nell’oculare.

Sono le 23,30 ed il Leone è quasi sopra di noi, il cielo primaverile ha preso il posto delle costellazioni invernali e Vega fa capolino a NE come un bianco faretto molto luminoso. Dato che la Chioma di Berenice è a portata di mano, non può mancare un’occhiata alla stupenda NGC 4565: che fuso di luce: altro che NGC 5907 o NGC 891!!

E’ poi la volta degli oggetti Arp suggeriti da Nicola. Non sono difficili da trovare. Le due galassie identificate con Arp 94 sono ben visibili. Per andare sulle galassie del gruppetto si passa per z-Leo (Adhafera), uno stupendo doppietto giallo piuttosto largo. Bellissimo campo con 2 galassie molto vicine fra loro a bella mostra (NGC 3226 e NGC 3227) più un’altra debole alle loro spalle (NGC 3222). Le due galassie NGC 3226 e NGC 3227 sono facili e ben staccate dal fondo cielo. La 3226 si presenta come una macchietta luminosa sulla punta N di NGC 3227. Solo un leggero accenno di disomogeneità al l’interno della nebbia. NGC 3222 è invece molto debole ed appena staccata dal fondo cielo. Forse se non avessi saputo che era lì, non l’avrei vista. Il gruppo indicato con Arp 316 è costituito da 3 galassie (NGC 3187, 3190, 3193,) più una (NGC 3185). Appena metto l’occhio all’oculare (164 X) vedo distintamente due galassie che sembrano due “occhietti che ti guardano dall’infinità degli spazi siderali”. Si vede molto bene la differente morfologia: una galassia è rotonda ed una allungata. Il campo stellare è discreto dato che ci sono varie stelle forti. A formare un angolo quasi retto con le altre due percepisco qualcosa (NGC 3187) ma forse solo perché so che in quel punto c’è qualcosa. In linea con le due galassie più luminose ma un po’ staccato da NGC 3190, si trova un’altra macchietta rotondeggiante che è NGC 3185 che non fa parte del gruppo Arp 316 ma insieme alle tre è riunita in Hickson 44.

Dopo un riposino in sala controllo da Fabio, si riparte con M47 e M46. Quest’ultimo, a 164X mostra il discetto bluastro della planetaria NGC 2438 in visione diretta non filtrata. Al solito l’immagine complessiva peggiore ma la nebulosa diventa un faro filtrando con OIII. Dai due ammassi della Poppa mi sposto a S nel CMa per andare ad osservare il Thor’s Helmet ossia la nebulosa ad emissione NGC 2359, detta in quel modo a causa delle due zone luminose che si dipartono dalla zona centrale della nebulosa e che ricordano un elmetto vichingo. Il Millennium Star Atlas mi indica la presenza di una piccola nebulosa ad emissione appena ad E di 2359 che però non riesco a staccare dal fondo cielo.

E’ ormai passata la mezzanotte e l’arco del timone del Gran Carro indica Arturo. Proseguendo verso Spica si trova Giove sorto già da un po’ ma ancora inguardabile: troppo basso.

Approfittando di un salto di Fabio all’area astrofili, punto il globulare M3: molto bello, un tripudio di stelle. Provo a montare il 5 mm Nagler (360X). Le stelle dell’ammasso vanno a fuoco (!!!) per cui il globulare, che riempie completamente l’oculare, risulta sgranato fino al centro. Osservando l’immagine che si muove velocemente nell’oculare rimpiango l’inseguimento, ma….tutto non si può avere.. Forse così dettagliato l’ho visto solo un po’ di tempo fa nel 50 di Stefano Vezzosi. La prossima volta proverò con i Radian 3 e 4 !!!!!!

Ho poi puntato la Eskimo nei Gemelli. Prima a 164X e poi a 360X. Si mette a fuoco con discreta facilità (benvenuto focheggiatore demoltiplicato) e diventa una pallina rotonda fatta di strati più o meno luminosi. Il disco più esterno lascia intravedere qualche disomogeneità. OIII deleterio, taglia luce e non aggiunge dettagli.

Sono le 1,30 e Fabio chiude perché ha finito il programma della serata. Anche noi smontiamo e decido di portare a casa tutto perché voglio costruirmi un bel paraluce (il telescopio possiede un’ala di plastica ma mi interessa il paraluce per l’umidità) e fare altre piccolissime modifiche. Inoltre voglio comprare dei tubi isolanti da mettere intorno ai tralicci. Come mi ha detto Nicola, e come ho potuto sperimentare stasera, la notte il metallo diventa molto freddo e quei tubi li isolano. Inoltre permettono di allargare un po’ la circonferenza dei tralicci ed impedire che il telo di protezione vada a cadere sul cono di luce che cade sul primario . Lo so, non comporta niente dato che al massimo copre un paio di mm di bordo primario, ma non mi piace, non va bene per principio.

Quando salgo in macchina sono le 2 ca. e la temperatura è 5°C. Questa diventa 0°C giù sulla Sarzanese e si mantiene tale fino a La Sterza e poco oltre.

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